Il lavoro da remoto aiuta le donne a lavorare?

lunedì 02/11/2026

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Lo studio Work from home, labour market participation and employment di Riccardo Crescenzi, Davide Dottori e Davide Rigo, analizza l'effetto causale della diffusione del lavoro da remoto sui tassi di attività e di occupazione in Italia, sfruttando dati amministrativi del Ministero del lavoro e delle politiche sociali che copre l'intera popolazione di lavoratori dipendenti da remoto tra il 2019 e il 2022, incrociato con i dati Istat sui mercati locali del lavoro fino al 2023.

Per isolare il nesso causale, gli autori usano come strumento il "potenziale di lavoro da remoto", calcolato sulla base della composizione settoriale pre-pandemica di ciascun mercato locale del lavoro: una misura esogena, non manipolabile nel breve periodo, che sfrutta lo shock imprevisto del Covid-19. Emerge che:

  • Un aumento di 1 punto percentuale nell'uso del lavoro da remoto nel mercato locale del lavoro genera un incremento di 0,12 punti nel tasso di attività e di 0,09 punti nel tasso di occupazione a livello locale.
  • L'effetto non è casuale: non emergono "pre-trend" prima della pandemia, e il risultato è robusto a diversi strumenti alternativi e controlli.

La dimensione di genere è centrale nei risultati dello studio. In particolare, risulta che:

  • L'effetto è più forte quando l'aumento del lavoro da remoto riguarda le donne e la fascia d'età 25-49 anni, tipicamente associata a responsabilità di cura dei figli.
  • L'impatto si concentra nelle aree dove i servizi per l'infanzia sono meno disponibili: il lavoro da remoto sembra funzionare come sostituto della carenza di asili nido, permettendo a madri che altrimenti resterebbero inattive di entrare nel mercato del lavoro.
  • L'effetto è più marcato nel Sud Italia e nelle aree meno densamente popolate — zone dove tassi di attività femminile e offerta di servizi di cura sono strutturalmente più bassi rispetto al Centro-Nord.
  • Nelle aree del Centro-Nord, dove il lavoro da remoto è già più diffuso e i servizi di conciliazione più presenti, l'effetto sulla partecipazione è invece debole o nullo.

In sintesi, il lavoro da remoto non è solo un beneficio per chi già lavora, ma può avere un ruolo di inclusione lavorativa, soprattutto per le donne in età di cura dei figli nelle aree più svantaggiate del Paese, contribuendo potenzialmente a ridurre i divari di genere e territoriali che caratterizzano il mercato del lavoro italiano.

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