I ritratti sulle banconote: studio sul divario di genere

martedì 24/03/2026

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I ritratti sulle banconote: studio sul divario di genere

Angelamaria Fiori

 

La ricerca della Banca d’Italia I ritratti sulle banconote: studio sul divario di genere, condotta da Angelamaria Fiori, ricostruisce la (scarsa) presenza di ritratti femminili sulle banconote e le istanze rivolte dal pubblico alle banche centrali per migliorare il divario di genere. 

In Italia, dal 1946 in poi, l’unica donna raffigurata è stata Maria Montessori sulla banconota da 1.000 lire (1990). Su scala europea, fino al 1949 nessuna donna compariva su 51 ritratti in 15 Paesi; tra il 1950 e il 1979 se ne contano solo 2 su 76; e tra il 1980 e il 2004 appena 10 su 79. A livello globale, su 2.229 banconote analizzate in 171 Paesi, la presenza femminile è pari al 9,7%, ridotta al 5,6% escludendo Elisabetta II, la figura più rappresentata al mondo.

Le categorie di appartenenza riflettono forti asimmetrie: gli uomini sono prevalentemente politici, ovvero decisori; le donne, invece, sono soprattutto artiste e attiviste sociali, dunque figure che hanno operato “dal basso” per il cambiamento. Questa disparità non dipende solo da criteri di merito oggettivo, ma da bias strutturali che hanno storicamente limitato il riconoscimento dei contributi femminili.

Un’interpretazione diffusa della scarsità di ritratti femminili sulle banconote attribuisce il fenomeno al limitato contributo che le donne avrebbero storicamente potuto offrire nei diversi ambiti del sapere, a causa delle restrizioni imposte alle loro attività. Secondo questa lettura, la disparità di genere rifletterebbe dunque una distribuzione “equa” dei riconoscimenti in base al merito. Per contro si osserva che, proprio i criteri di selezione più frequentemente invocati per selezionare i personaggi da raffigurare sulle banconote— universalità, duratura fama, assenza di controversie — appaiono essi stessi segnati da un bias: il ruolo subalterno attribuito alle donne ha impedito che i loro meriti fossero riconosciuti, quindi valorizzati e tramandati. 

La riduzione del divario di genere sulle banconote e l’inclusione di più figure femminili come modelli simbolici assumono dunque anche un significato prospettico: se le immagini che ci circondano contribuiscono a definire la nostra visione del mondo e i valori culturali condivisi, non è più sostenibile che metà della popolazione, pur apportando contributi rilevanti in tutti gli ambiti, sia ancora sottorappresentata.

In diversi Paesi la mobilitazione pubblica a favore della parità di genere e dell’inclusione ha inciso sulla scelta dei ritratti. In Australia, a partire dal 1992, vige la parità di genere. Nel Regno Unito, nel 2013, la sostituzione sulla banconota da 5 sterline della filantropa Elizabeth Fry con Winston Churchill ha generato una campagna che ha portato alla scelta della scrittrice Jane Austen per la banconota da 10 sterline. In Canada, in esito a una partecipata campagna dal basso e una successiva consultazione, è stata emessa la banconota da 10 dollari dedicata a Viola Desmond, imprenditrice afrodiscendente e attivista contro la segregazione razziale. Negli Stati Uniti, dove le banconote hanno raffigurato un’unica donna — Martha Washington — una campagna lanciata nel 2012 ha chiesto la sostituzione di Andrew Jackson sulla banconota da 20 dollari con Harriet Tubman, ex schiava afrodiscendente e attivista abolizionista. Altri Paesi hanno introdotto figure femminili senza una mobilitazione pubblica, come Danimarca, Svezia e Scozia; in Germania, l’ultima serie del marco (1989) garantiva già una rappresentanza di genere equilibrata.

Questi casi dimostrano che le banconote continuano a essere percepite come potenti strumenti di comunicazione visiva. L’iconografia non è più solo veicolo di pedagogia statale o propaganda o di celebrazione del passato e rafforzamento dell’identità collettiva, ma strumento di legittimazione dal basso ed espressione di valori etici e sociali condivisi. In questo senso, è fondamentale che le istituzioni monetarie restino in ascolto della società civile, grazie alle consultazioni pubbliche.

Infine, la ricerca mette in evidenza la forza del ritratto. Strumento tradizionalmente impiegato per rafforzare la fiducia del pubblico e a fini di sicurezza, data l’elevata sensibilità dell’occhio umano alle variazioni minime nei volti, ha oggi una valenza prevalentemente emotiva. I casi di Australia, Canada, Regno Unito e Stati Uniti mostrano come il pubblico sia coinvolto dai ritratti e che, in un contesto di crescente sensibilità verso le discriminazioni, tale coinvolgimento richiede l’inclusione di gruppi finora marginalizzati.

I risultati dell’evoluzione in corso non sono ancora emersi: i tempi di progettazione, produzione ed emissione di una nuova banconota sono lunghi, ma il futuro potrebbe registrare cambiamenti significativi, soprattutto nei Paesi chiamati a sostituire l’immagine di Elisabetta II. In prospettiva, si discute anche sulle categorie di persone da raffigurare (sportive, astronaute, scienziate e attiviste per i diritti delle donne e della comunità LGBT+) in gran parte viventi a fronte di una tradizione che privilegia personalità già storicizzate. Tali proposte hanno il merito di mettere in discussione criteri consolidati nella scelta delle figure da ritrarre. A differenza di simboli statici come bandiere e inni nazionali, le banconote sono infatti soggette a rinnovamento periodico e possono dare visibilità a modelli rappresentativi di una società più equa e inclusiva.

 

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