Le donne lavorano di più da remoto dopo la pandemia?
lunedì 02/11/2026
Lo studio della Banca d’ItaliaL'occupazione in Italia dopo la pandemiacondotto da Emanuele Ciani, Salvatore Lattanzio, Graziella Mendicino ed Eliana Viviano, ha analizzato i principali cambiamenti nella composizione dell'occupazione e nelle politiche retributive delle imprese, con un'attenzione particolare alle attività più influenzate dal cambiamento tecnologico, che si sono verificati tra il 2019 e il 2024. Emerge che nel periodo considerato l'occupazione in Italia è cresciuta del 4,8%, un ritmo in linea con la media dell'area euro. Ma dietro questo numero ci sono diverse storie diverse. Una parte della crescita è "temporanea": il boom dell'edilizia trainato dagli incentivi statali (un quarto della crescita totale), lo sblocco delle assunzioni pubbliche, il calo dei salari reali che ha reso il lavoro relativamente più conveniente del capitale. Un'altra parte, però, sembra più strutturale: i servizi tecnologici e professionali (informatica, consulenza, servizi legati all'ingegneria) sono cresciuti stabilmente, in linea con una tendenza comune a tutta Europa.
Un dato interessante riguarda le imprese: quelle che pagano meglio non sono quelle che assumono di più, ma quelle che investono di più per addetto. E i divari salariali tra aziende si stanno allargando — chi era già in cima alla distribuzione salariale ha migliorato ulteriormente le condizioni, mentre la maggioranza delle imprese ha visto salari reali fermi o in calo nell'ultimo decennio. Le aziende che usano l'intelligenza artificiale pagano meglio e assumono relativamente più persone in professioni "complementari" all'IA, non sostituite da essa.
Il mercato del lavoro è anche diventato più "teso": meno popolazione in età lavorativa, più difficoltà a trovare personale specializzato, soprattutto nell'ICT, dove l'Italia forma pochi laureati rispetto, ad esempio, alla Germania.
Lo studio non effettua un'analisi sistematica su salari, settori o carriere per genere ma tocca il tema solo in un punto specifico ma comunque significativo: il lavoro da remoto.
Durante la pandemia l'uso del telelavoro è aumentato per tutti, ma in modo più marcato tra le donne rispetto agli uomini, ed è rimasto più diffuso anche dopo la fine delle restrizioni. Gli autori suggeriscono che questa maggiore diffusione del lavoro a distanza potrebbe contribuire a sostenere l'offerta di lavoro femminile, che in Italia resta comparativamente bassa. Nello stesso periodo è cresciuto anche il pendolarismo di lungo raggio tra le lavoratrici dipendenti (+1 punto percentuale, contro +0,5 per il totale degli occupati) — segno che il telelavoro potrebbe ampliare il bacino geografico in cui le donne cercano e trovano lavoro, non solo permettere di lavorare da casa. È bene però essere chiari: il rapporto non presenta un'analisi di genere sistematica su occupazione, salari o segregazione settoriale — questo è l'unico angolo esplicitamente trattato.
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