Perché ci sono ancora così poche donne tra gli inventori?

mercoledì 01/10/2025

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La quota di inventrici rimane significativamente inferiore a quella degli inventori uomini sia nei Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo.
 
La ricerca della Banca d’ItaliaWomen inventors: the legacy of medieval guilds  di Sabrina Di Addario, Michela Giorcelli and Agata Maida, indaga se il divario di genere nell’attività di innovazione e brevettazione abbia radici storiche ed esamina empiricamente se la bassa propensione delle donne a brevettare possa essere spiegata dalla concezione tradizionale del ruolo femminile nella società. Il lavoro si avvale di un dataset unico che mette in relazione i registri amministrativi italiani datore di lavoro-dipendente con i dati sui brevetti dell’Ufficio Europeo dei Brevetti nel periodo 1987-2005 e con informazioni a livello comunale sulle corporazioni medievali provenienti dall’Archivio Centrale dello Stato. In particolare, le autrici raccolgono nuovi dati sul genere dei fondatori delle otto principali corporazioni medievali nei comuni italiani dai documenti di archivio e creano un nuovo indicatore relativo alle norme di uguaglianza di genere.
 
Le corporazioni erano istituzioni medievali che associavano artigiani e mercanti con il compito di sovrintendere alla pratica del loro mestiere o commercio in una determinata area. In genere, il principale “privilegio” di far parte di una corporazione era che solo i suoi membri potevano vendere i propri prodotti o esercitare le proprie competenze all’interno della città. La partecipazione femminile alle corporazioni era più intensa nei settori protetti da queste istituzioni e diversi documenti storici indicano che le donne, nel Medioevo, acquisirono attraverso di esse un sostanziale potere decisionale ed economico.
 
Le autrici ipotizzano che le città che hanno conosciuto una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro fin dal Medioevo abbiano sviluppato una cultura – e cioè l’insieme di norme, valori e credenze associate a modelli femminili di riferimento - più egualitaria tra i generi, trasmessa nei secoli e tra generazioni, che oggi influenza le scelte educative e lavorative delle donne.
 
I risultati mostrano che la partecipazione femminile ad attività economiche di mercato persiste nel tempo nei comuni italiani. Una quota più elevata di donne nelle corporazioni medievali è oggi associata a una maggiore percentuale di donne con un titolo universitario, in particolare da facoltà STEM. Inoltre, le città con una più intensa partecipazione femminile nelle corporazioni medievali mostrano oggi una maggiore presenza femminile nella forza lavoro e una minore percentuale di casalinghe. Infine, una cultura più egualitaria tra i generi accresce la quota di inventrici e la loro propensione a presentare domande di brevetto all’EPO. Tuttavia, norme più egualitarie influenzano il comportamento delle donne ma non il tasso di accettazione delle loro domande di brevetto, che non differisce da quello degli uomini con caratteristiche equivalenti.
 
Questi risultati restano validi anche quando si confrontano città con caratteristiche geografico-storiche simili (tra cui la vicinanza a una rotta commerciale medievale e la presenza di un’Università fondata prima del XIII secolo), riducendo lo spazio a spiegazioni alternative. I risultati sono coerenti con l’ipotesi che le norme sociali riguardanti il ruolo delle donne nella società abbiano, almeno in parte, radici storiche e siano persistenti nel corso dei secoli.
 
Politiche che mirino a incoraggiare la partecipazione femminile all’innovazione dovrebbero incentivare le studentesse a iscriversi a facoltà STEM, soprattutto nelle aree maggiormente permeate da norme sociali tradizionali.
Valore D Inclusione Donna PWN Rome Women in Economics web agency SITO HD