La lingua italiana declinata al femminile: Boldrini all'Accademia della Crusca

mercoledì 03/01/2018

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Edmondo De Amicis ne l’Idioma gentile scriveva: “Tu ami la lingua del tuo paese, non è vero? L’amiamo tutti”. Tutti amano l’italiano perché la parola è espressione delle nostre idee e di ciò che siamo. La lingua è manifesto storico dell’Italia e al tempo stesso il segno del cambiamento e dell’evoluzione della società.

In quest’ottica il 30 Novembre scorso la presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, presso l’Accademia della Crusca, è intervenuta nel dibattito “L’Italiano oggi nella società e nelle Istituzioni” insieme, tra gli altri, ad esponenti dell’Accademia della Crusca) e alla linguista Cecilia Robustelli Aggiungere link alle linee guida di Robustelli già presenti nel nostro sito.

Si è discusso sul linguaggio di genere e di come sia necessario, per adeguarsi ai tempi e ai cambiamenti della società, eliminare le barriere derivanti da una lingua che per anni ha utilizzato solo termini al maschile.

Termini come “Ministra” devono rientrare nella neo-lingua: rifiutare questo cambiamento, è a detta del presidente dell’Accademia della Crusca, “una radicalizzazione ideologica”, un estremismo condizionato da pregiudizi che necessita un rinnovamento.

Naturalmente l’Accademia della Crusca non ne impone l’utilizzo ma invita gli Italiani a non nascondere il rifiuto di usare termini declinati al femminile dietro la grammatica. Infatti, se la lingua è espressione del popolo e del nostro paese, non può far altro che adattarsi ai tempi per poter lasciar traccia, con le parole, dei cambiamenti avvenuti e delle conquiste raggiunte dalle donne.

Inoltre la presidente Boldrini ha aggiunto come in Italia le donne rappresentino una maggioranza (51%) che non deve adattarsi, ma uscire allo scoperto ed esigere rispetto anche nella lingua, sottolineando il ruolo delle Istituzioni nel farsi portavoce e parte attiva del percorso da intraprendere per raggiungere l’uguaglianza e le pari opportunità. Gli intervenuti hanno quindi convenuto che riconoscere con la parola e con la declinazione al femminile il cambiamento della società contribuisce a scrivere la storia del nostro paese e della nostra lingua. 

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