Le donne non possono avere tutto...

venerdì 18/09/2015

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Le donne non possono avere tutto...

... e no, nemmeno gli uomini possono "avere tutto".

«Devono rendersi conto che la loro felicità, il benessere dei figli e la vera parità dipendono dalla disponibilità a ricoprire il ruolo di genitore di riferimento».
Con una vera e propria provocazione si apre l'articolo pubblicato la scorsa settimana dal quotidiano Theatlantic.com dal titolo "Why I Put My Wife's Career First". L'autore è Andrew Moravcsik, marito di Anne-Marie Slaughter, professoressa di Scienze politiche a Princeton ed ex braccio destro di Hillary Clinton al dipartimento di Stato.

A fine giugno 2012 Anne-Marie pubblicò un articolo in cui spiegava perché è ancora oggi così difficile per le donne "avere tutto", una carriera soddisfacente e una famiglia. Il suo addio alla carica di alta rappresentanza a Washington e il ritorno a Princeton per amore della sua famiglia destò un grande scalpore ma, ironia della sorte, da allora ha ricevuto un fiume di richieste di partecipazione a convegni ed eventi in giro per il pianeta che, di fatto, non le ha permesso di fare alcun reale passo indietro nei suoi impegni. Tuttavia, quel saggio l'ha resa un punto di riferimento mondiale sulla tematica dell'equilibrio vita-lavoro.

Tre anni dopo il marito completa la rivoluzione avviata dalla moglie, rivolgendosi alla platea maschile e spiegando la sua versione della storia. Anch'egli docente di Scienze politiche a Princeton, ha deciso di sostenere la carriera della moglie prendendosi cura dei loro due figli allora di 12 e 14 anni.

Una scelta come la sua è negli Usa e non solo decisamente inusuale. Molti uomini si sentono ancora profondamente a disagio all'idea di seguire il suo esempio, per le regole diffuse nei posti di lavoro, ma anche e soprattutto per stereotipi psicologici, culturali e sociali. «Un padre giovane che prende il congedo di paternità è adorabile; uno di 50 anni che bada al figlio adolescente desta sospetti». Ovviamente il ruolo scelto ha una serie di svantaggi, quali una certa solitudine maschile perché le reti di genitori in prima linea sono prevalentemente femminili. Eppure, scrive Moravcsik, questo ruolo dà molto: un matrimonio più riuscito, una vita più piena, l’assicurazione contro il rimorso di non esserci stati, per i propri figli. «Quando si rivolgono a me come al loro referente primario, sento un orgoglio più profondo di ogni soddisfazione di lavoro».

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