Lo studio della Banca d’Italia “Brain drain on the fast train: high-speed connections and student mobility” di Edoardo Frattola, Elena Lazzaro, Ilaria Lopresti e Mario Tartaglia analizza gli effetti dell’estensione della rete ferroviaria ad alta velocità in Italia tra il 2010 e il 2019 sulla mobilità degli studenti universitari.
La ricerca mostra che l’apertura di una fermata dell’alta velocità non porta ad un aumento degli studenti in ingresso nelle province interessate, ma produce invece un significativo aumento degli studenti che scelgono di iscriversi all’università altrove. In media, le province che acquisiscono una fermata dell’alta velocità registrano un incremento dell’8% dei flussi in uscita, senza un corrispondente aumento dei flussi in entrata. L’effetto è particolarmente forte nel Mezzogiorno, dove il miglioramento dell’accessibilità favorisce soprattutto gli spostamenti verso grandi poli universitari e urbani, in particolare Napoli e Roma. L’alta velocità sembra quindi facilitare la concentrazione del capitale umano nelle aree già più attrattive, contribuendo inavvertitamente ad amplificare gli squilibri territoriali esistenti.
Lo studio dedica un’analisi specifica alle differenze di genere. La letteratura scientifica, infatti, suggerisce che uomini e donne potrebbero reagire in modo diverso alla riduzione dei costi di mobilità e che le donne sono spesso considerate soggette a maggiori vincoli geografici e familiari tali da ridurne la propensione a trasferirsi per studio o lavoro.
La ricerca prende in considerazione la sola classificazione binaria uomo/donna, senza analizzare interazioni tra genere e condizione socioeconomica familiare e differenze per area disciplinare e senza seguire le carriere successive (occupazione, ritorno al territorio, ecc.). Emerge che la riduzione dei costi di spostamento prodotta dall’alta velocità aumenta la mobilità in misura analoga per studentesse e studenti del Mezzogiorno e la probabilità di lasciare la provincia di residenza. Gli effetti stimati sono molto simili per intensità e direzione. Gli intervalli di confidenza delle stime maschili e femminili si sovrappongono ampiamente, indicando l’assenza di differenze statisticamente rilevanti. L’effetto positivo sulla mobilità riguarda sia gli spostamenti all’interno del Mezzogiorno sia quelli verso altre macroaree. In altre parole, la maggiore accessibilità offerta dall’alta velocità viene percepita come un’opportunità allo stesso modo da uomini e donne.
Sebbene non emergano differenze tra i sessi nell’impatto dell’alta velocità, il risultato ha comunque implicazioni interessanti da una prospettiva di genere. Le donne sono tradizionalmente meno rappresentate nei processi di mobilità geografica per formazione e carriera. Il fatto che la riduzione delle distanze e dei tempi di viaggio produca benefici analoghi per studentesse e studenti suggerisce che infrastrutture di trasporto più efficienti possano contribuire a ridurre alcuni ostacoli pratici e psicologici legati alla mobilità femminile.