Il 2 giugno 2026 l'Italia celebra ottant'anni dalla nascita della Repubblica. Quella data del 1946 segnò la fine della monarchia e l'inizio dell'Italia repubblicana, e con essa l'ingresso delle donne nella vita politica del Paese. Un ingresso che non fu soltanto simbolico: fu decisivo.
Il 2 giugno 1946, per la prima volta in Italia, le donne ebbero diritto all’elettorato attivo e passivo. Si recarono alle urne per il referendum circa 13 milioni di donne e 12 milioni di uomini, per una partecipazione complessiva dell'89,08% degli aventi diritto. Le donne votarono in massa, con una percentuale di affluenza pressoché identica a quella maschile. Il risultato del referendum vide vincere la Repubblica con il 54,3% delle preferenze e il voto femminile fu sicuramente importante.
Nello stesso giorno si votò anche per eleggere l'Assemblea Costituente, chiamata a scrivere la nuova carta fondamentale dello Stato. Le donne elette furono 21 su 556: nove del Partito Comunista, nove della Democrazia Cristiana, due del Partito Socialista e una dell'Uomo Qualunque — il 3,8% del totale dei deputati eletti. Erano le cosiddette "madri costituenti" (leggi qui le bio). Cinque di loro entrarono nella Commissione dei 75, incaricata di redigere la Carta costituzionale: Maria Federici, Angela Gotelli, Tina Merlin, Teresa Noce e Nilde Jotti, che trent'anni più tardi sarebbe diventata la prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei Deputati, dal 1979 al 1992. Grazie anche al loro lavoro, la Costituzione italiana garantisce l'uguaglianza tra uomini e donne, la pari dignità di tutti i cittadini, la tutela del lavoro femminile: delle vere e proprie conquiste che ottant'anni dopo nelle istituzioni, nel lavoro e nella vita quotidiana restano una sfida aperta.