Recensione del libro “Ragazza, donna, altro” di Bernardine Evaristo #mondidelledonne


Bernardine Evaristo, scrittrice di origini anglo-nigeriane, è la prima donna nera ad aver vinto il prestigioso Booker Prize con il romanzo “Ragazza, Donna, Altro” (nel 2019 ex aequo con Margaret Atwood).

Il libro racconta la vita di 12 donne, dai 19 ai 93 anni, intrecciate tra loro da legami di parentela, amicizia o esperienze di vita. È un romanzo corale i cui temi di fondo sono le radici afroamericane e l'essere donne nere in Inghilterra, ma anche l'omosessualità, la violenza, la migrazione, la maternità. Lo stile di scrittura è stato definito dall'autrice stessa "fusion fiction" poiché è un ibrido tra prosa e verso libero, con una struttura fluida in cui le parole scorrono senza le costrizioni della punteggiatura tradizionale, con un registro che si avvicina al linguaggio parlato. Questo approccio narrativo, inizialmente spiazzante, dopo un po’ avvolge il lettore, permettendogli di entrare in totale empatia con i pensieri e la quotidianità delle protagoniste.

Si è scritto molto su questo libro, definito queer per la fluidità della prosa e per l’identità dei personaggi, nessuno dei quali si trova cristallizzato in un determinato ruolo (“donna” - “nera” - “lesbica” – “altro”). Evaristo mostra come il genere, l'etnia, la classe sociale e l'età si sovrappongano, creando sfide uniche per ogni donna. Le protagoniste hanno difetti, prendono decisioni sbagliate, sono a volte egoiste, ambiziose o ipocrite e questo le rende straordinariamente umane.

La struttura a racconti fa sì che, inevitabilmente, ci si affezioni di più ad alcune storie rispetto ad altre. Io ho amato i personaggi di Amma e Dominique, amiche storiche con traiettorie parallele di emancipazione e femminismo. Amma, regista teatrale, ha passato tutta la vita a criticare il "sistema" artistico borghese e bianco, per poi trovarsi, ormai ultracinquantenne, a essere accolta proprio da quel sistema. Questa contraddizione è molto chiara in Yazz, la figlia di Amma, che bolla anche il femminismo della madre come antiquato, rigido e troppo focalizzato sul binarismo di genere. Se Amma combatte la sua battaglia rimanendo a Londra, Dominique si trasferisce negli USA con Nzinga, una donna carismatica che usa la retorica del femminismo per manipolare la compagna e sottoporla a una forma di abuso domestico.

Nonostante affronti temi importanti, il tono del libro è leggero. C'è tantissima ironia, calore e vitalità. Una lettura che allarga gli orizzonti e che, una volta finita, lascia addosso un senso di profonda connessione umana.

 

recensione di Linda Mangiaracina