Io, Nojoud, 10 anni divorziata di Nojoud Ali #mondidelledonne


Apparentemente una storia come tante quella di Nojoud, una sposa bambina di appena dieci anni, o forse nove, nessuno lo sa perché a Kharji, uno sperduto villaggio dello Yemen in cui la protagonista è nata, «si sfornano bambini a palate senza preoccuparsi della carta d’identità».

Sposata contro la sua volontà ad un trentenne, chiusa tra quattro mura e costretta ad indossare il neqab nero delle donne maritate, Nojoud è abusata e picchiata dal marito, nell’indifferenza generale, della suocera, della famiglia, del villaggio. Una mattina però, dopo aver pianto tutte le sue lacrime, la bambina decide di scappare e di recarsi in tribunale a Sana’a per chiedere il divorzio.  

Grazie al sostegno dei giudici del tribunale, impietositi dalla sua tenera età, Nojoud entra in contatto con Shada Nasser, un’avvocatessa che si batte per i diritti delle donne. Shada, con il suo rossetto, la pelle che profuma di gelsomino e un foulard colorato sul capo, diventa immediatamente la sua eroina. 

Grazie alla sua energia, nell’arco di una settimana, Shada riesce a coinvolgere giornali, televisioni, associazioni femminili, media internazionali e il 15 aprile 2008, in un tribunale gremito di folla, Nojoud ottiene l’agognato divorzio. 

Finalmente libera, Nojoud può rientrare a scuola, ricominciare a studiare e tornare ad essere una «bambina normale, come tante, come prima», diventando, grazie al supporto di Eman Mashour, un’attivista che si batte per i diritti delle donne, un punto di riferimento per le sue sorelle. 

Il 10 novembre 2008 Nojoud Ali, la più giovane divorziata del mondo, riceve a New York, dalla rivista Glamour,  il premio “Donna dell’anno”, condividendo quest’onore con Nicole Kidman, Condoleezza Rice e Hilary Clinton.

La sua storia, narrata dalla giornalista francese Delphine Minoui, è dedicata a tutte le piccole yemenite che sognano la libertà. Scritta in prima persona, la voce di questa bambina è un esempio di forza, resilienza e voglia di vivere che tocca le corde dell’anima.

Purtroppo, ancora oggi, in molti paesi, la povertà, la religione, la mancanza d’istruzione, l’onore della famiglia, la paura dell’adulterio, i regolamenti di conti tra tribù rivali, sono tra i fattori che spingono le famiglie a dare in sposa le figlie prima della pubertà. 

Per questa ragione, come ha dichiarato nel 2008 la ricercatrice Husnia Ahmad Al-Kadri, allora responsabile del dipartimento per le tematiche femminili presso l’università di Sana’a, il divorzio di Nojoud è servito per sfondare una porta che fino a quel momento «non era solo chiusa, era sbarrata».

 

Letizia Leli