La comunicazione inclusiva e la parità di genere: l’importanza delle parole – Materiale e registrazione


Per l’8 marzo ADBI ha organizzato un incontro sul linguaggio di genere che ha visto la partecipazione di oltre 90 partecipanti.

La Presidente ADBI, Gioia Guarini, ha aperto l’evento rivolgendo un pensiero ai popoli - soprattutto alle donne - colpiti dalla guerra e riflettendo sui motivi per cui, anche oggi in questa situazione difficile, è importante parlare di parità di genere. Un piccolo contributo dell’associazione per il giorno internazionale della donna è quello di contribuire al cambiamento culturale necessario per raggiungere la parità di genere, per una società più giusta e, dunque, anche più pacifica. Il seminario affronta il tema del ruolo che il linguaggio ha nel perseguire la parità di genere: ma ha ancora senso, oggi, parlare di parità di genere? Purtroppo sì perché ancora esistono nel mondo difformità nell’accesso delle donne alla vita economica e politica.

La Vice Direttrice Generale, Avv. Alessandra Perrazzelli, nel suo intervento ha voluto sottolineare l’importanza delle parole come espressione di uno stile di leadership. La leadership inizia infatti da quello che creiamo attraverso la comunicazione e da come ci rivolgiamo agli altri. In questa situazione di conflitto è ancora più importante parlare di linguaggio e di leadership perché una donna non avrebbe mai dato inizio conflitto: le donne imparano nel tempo a calibrare e a dosare le parole e ad adottare uno stile di leadership diverso da quello maschile. L’esperienza delle donne che sono arrivate al vertice della Banca d’Italia, come la d.ssa Tarantola e la dossa Sannucci, ci insegna che questa qualità è il risultato di tanta fatica. L’autorevolezza e la gentilezza sono elementi portanti della nostra comunicazione: unica via per vivere in pace, riconoscendo la fragilità della democrazia e della pace.

La Direttrice Generale, dott.ssa Annamaria Tarantola ha rivolto ai partecipanti due auspici: il primo che la guerra in corso termini presto, il secondo che l’8 marzo sia una ricorrenza per ricordare le gioie, le soddisfazioni e le fatiche compiute dalle donne per raggiungere importanti risultati e non solo per ricordare tristi. La comunicazione è un tema fondamentale; essa può essere un fattore di discriminazione con effetti psicologici importanti, anche anticamera della violenza fisica. Sebbene possa sembrare banale, l’uso dei termini al maschile può essere una forma di discriminazione così come le immagini possono essere una forma di violenza ancora più subdola, se spingono a identificare le donne con i loro corpi. A tal proposito la dott.ssa Tarantola ha lanciato la proposta all’ADBI di organizzare un seminario sull’immagine. Le discriminazioni implicite portano ad escludere le donne dalla scena politica ed economica,  (nessuna donna partecipa alle negoziati di pace in corso): la riduzione delle differenze è la modalità attraverso cui realizziamo un mondo inclusivo e diffondiamo l’attitudine a perseguire il bene comune e ad averne cura.

Nell’introdurre l’intervento della socia e ambassador Alessandra Giammarco, la Presidente ha ricordato la che nel 2016 l’ADBI sollecitò la Banca ad adottare  un linguaggio inclusivo nella propria comunicazione interna ed esterna per il riconoscimento professionale delle donne e la valorizzazione del loro contributo in Banca; La declinazione al femminile delle qualifiche professionali introdotta è il risultato dello stimolo di ADBI in questa direzione. Più di recente la Banca d’Italia nel manuale di norme redazionali ha inserito una parte relativa al tema del linguaggio di genere. 

Alessandra Giammarco, collega della divisione Biblioteca del Servizio Studi e struttura economica, ha ricordato come nel tempo la Banca abbia aumentato l’attenzione al tema della parità di genere. L’appendice dedicata al linguaggio di genere, introdotta nel vademecum, rappresenta un ulteriore passo in questa direzione. L’appendice propone alcuni accorgimenti come il superamento del maschile inclusivo, l’uso di termini neutrali (ad es. compagine dei dipendenti) o la declinazione al femminile di alcuni termini tipicamente usati al maschile (la titolare invece del titolare); alcuni aspetti sembrano ininfluenti, ad esempio l’uso dell’articolo davanti al nome delle donne, ma sono importanti.

Il galateo è molto diverso e più profondo rispetto a come oggi viene inteso. Il Prof. Samuele Briatore, docente della materia e Presidente dell’Accademia Italiana Galateo, ha parlato del galateo come un insieme di regole di comportamento, ma anche di principi etici, che risalgono al 1500 per opera di un uomo di Chiesa, Monsignor Della Casa. Nel corso del tempo l’accezione del galateo è stata modificata dagli uomini per indirizzare le scelte delle donne e per riportare la donna a fare “l’angelo del focolare”, quando dopo la prima guerra mondiale aveva iniziato a uscire di casa. Ai nostri giorni, il galateo deve perdere alcune parti per aggiungerne di nuove: dietro alcuni gesti galanti si nascondono spesso retaggi culturali che vanno superati, come quello di pagare per la donna, perché non sapeva contare e non poteva amministrare i propri soldi. È fondamentale che i gesti e le parole che usiamo cambino e si evolvano per rispecchiare la società in cui viviamo.

Il cambiamento passa anche attraverso la costruzione di un contesto costruttivo e rispettoso e le parole ne costituiscono il presupposto perché modificano il modo di pensare, come ha sottolineato la dott.sa Lucilla Bottecchia, psicoterapeuta esperta della tematica di genere. Il nostro cervello infatti è abituato a pensare per schemi mentali; gli schemi di genere - associare l’uomo alla forza, alla capacità manuale, la donna alla grazia, alla gentilezza e all’empatia - rischiano di intrappolare il nostro modo di pensare e dunque di agire, non solo delle donne. La segregazione dei generi può nuocere anche agli uomini quando essi non rispecchiano i canoni della società. In questo contesto il linguaggio può fare tanto per abbattere le barriere perché l’uso di un termine al femminile, ad esempio di una professione, rende qualcosa potenzialmente accessibile a tutti, anche alle donne.

Ma le parole sono davvero più importanti dei fatti? La Prof.ssa Vera Gheno, sociolinguista specializzata in comunicazione digitale, ha spiegato che parole e fatti non sono in contrapposizione, ma sono intrecciati in maniera inscindibile. Il caso più eclatante è quello della prima donna laureata in giurisprudenza nell’800, -Lidia Poët (Perrero, 26 agosto 1855 – Diano Marina, 25 febbraio 1949) la cui iscrizione all’ordine degli avvocati era stata rifiutata anche perché non esisteva il termine avvocato al femminile (l’assenza del nome sembrava giustificare il dato di fatto di avere solo avvocati uomini, da qui l’importanza delle parole). Lei fece ricorso è divenne la prima donna iscritta all’Ordine degli Avvocati. Bisogna abituarsi a pensare che il genere maschile delle parole è prevalente perché è stato sempre il genere più rappresentato: tutto è a misura di uomo, i treni, le città; questa concezione androcentrica fa sentire le donne ospiti e per eliminare questo effetto il linguaggio serve. Spesso non pensiamo che le nostre scelte individuali possano influire sulla società, ma cambiando i nostri costumi linguistici possiamo fare la differenza.

Nel corso della tavola rotonda sono emersi spunti interessanti: le parole sono importanti anche per non discriminare altri portatori di diversità, usare l’accortezza di chiedere loro quale sia il termine che preferiscono per esprimere tale diversità è una forma di rispetto e di inclusione; il galateo di genere evolverà sotto diversi aspetti anche in relazione alle persone LGBT ed è importante che si cominci a parlare anche di donne omossessuali e non solo di uomini; il ruolo delle donne è cambiato nella società ma quello degli uomini sembra ancora essere fermo al maschio alfa; è importante che gli uomini trovino una nuova dimensione, che non deve essere univoca, perché, così come è vero che non c’è un solo tipo di donna, è altrettanto vero non c’è un tipo solo di uomo. In questo processo di cambiamento il linguaggio nelle aziende sta assumendo un ruolo importante per la D&I.

 

Ecco alcuni suggerimenti di lettura citati nella tavola rotonda:

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-          L’architettrice: il libro di M. Mazzucco [e la mostra a Roma a galleria Corsini: Plautilla Bricci pittrice e architettrice]

-          Per soli uomini. Il maschilismo dei dati, dalla ricerca scientifica al design di E. Griglié e G. Romeo

-          Linee guida per l'uso di un linguaggio - Agenzia delle Entrate

-          Il tuffatore. Elena Stancanelli racconta la parabola di Raul Gardini come il romanzo di una generazione scomparsa, fatta di uomini sconfitti dalla storia